Francesca De Fazi

FAQ

Quanti anni hai ?
Quanti anni Mi Do vorresti dire?…. Sono nata a Roma sotto il segno del blues, il 3 ottobre, la sera prima del giorno che morì a Los Angeles Janis Joplin.. e festeggio il mio compleanno ogni anno con Steve Ray Vaughan e Albert Collins ad un party tra l’inferno e il paradiso!!

Quando hai iniziato a suonare la chitarra?
A 9 anni… inizio con una racchetta da tennis a tracolla e un LP di Suzie Quatro sul piatto! Purtroppo mia madre passa prematuramente a miglior vita…..vengo così adotta dal rock e dalle canzoni dei Beatles…. si può dire che la mia vita cambia nella notte di un duro giorno!

Parla delle tue prime esperienze musicali…
Inizialmente vengo ingaggiata nel coro della chiesa della scuola ma poi scopro che il mio spirito si sposa meglio con il ritmo del Diavolo , detto anche il Blues. Me ne vado da Roma per allontanarmi dalle influenze delle suore e del Vaticano… Arrivo a Londra con l’autostop e mi ritrovo a suonare nella mia prima band chiamata “4 tips Only ”! Suoniamo dal cesso di casa all’ombra degli alberi a Hyde Park…quando non piove, ma piove sempre e suoniamo troppo poco, quindi comincio a stufarmi della pioggia, mi manca il sole! Torno in Italia solo per rifare le valigie, prendere i costumi e lasciare gli impermiabili!.. Decido di seguire il suono della slide guitar e vado in California!

La tua passione per il blues nasce prima della gavetta negli States, come mai una romana incontra il blues?
È sicuramente un genere affine al mio modo di sentire la musica o piuttosto la vita!
Anche merito del Big Mama la mia “casa” a Roma direi…ma già quando mi trovavo a Londra nei prima anni 90 c’era in voga un ritorno alla musica nera.
Forse la prima vera e propria illuminazione l’ho avuta quando parecchi anni fa vidi BB king sul palco con gli U2, anche se ero una fanatica del rock quel ritmo mi sembrò irresistibile. Era qualcosa che dovevo toccare! Ho iniziato ad ascoltare tutto : Robert Johnson , Muddy Waters, Charlie Patton, BB King, Aretha Franklin, James Brown, Memphis Minnie, Steve Ray Vaughan, John Lee Hooker, Jimi hendrix , Janis Joplin , Albert Collins , Bonnie Raitt, per non citare i meno conosciuti… e ho iniziato a suonare nei locali dove poi verrò individuata come “la più bella speranza del blues italiano”.
Al Big Mama, ho suonato con tutti, Roberto Ciotti, Andy J Forest, Alex Britti, Louisiana Red…lui è stato un umile maestro per me infatti il brano Teaching while I Learn (Insegno mentre imparo), che apre il mio primo album ufficiale Blues Dues, è ispirato a lui.
Ma ho incontrato e diviso il palco con altri grandi artisti on the road come David Crosby, Taj Mahal, Rory Block , Sue Foley, Franco Cerri , Jono Manson, gli Incognito, Willie Murphy , Edoardo Bennato, Hutch Hutchinson, bassista di Bonnie Raitt, che mi ha presentata alla radio statunitense Bluesville come rivelazione del blues internazionale.
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Back to the land of California..Torniamo alla California
Los Angeles mi accoglie con l’unico progetto di scegliere tra quello che vorrei e quello che mi capita… Mi accorgo che lo shuffle e il rhythm and blues sono quanto di più naturale e affine alla mia natura di musicista possa esserci proprio confrontandomi con gli indigeni del genere: le session ad Harvelle’s a Santa Monica con Larry Johnson, noto bluesman locale, l’amicizia di Scott Henderson, sono nomi che mi vengono subito in mente ai quali associo le mie svolte iniziali..suono all’House of Blues e al BB King Blues Club e qualsiasi locale riesco a scovare nel meandri di Hollywood e Sunset blvd.

Poi però torni in Italia…
Esatto, tutte le strade riportano a Roma! Certo è che mi sento cambiata, dopo nemmeno un anno negli States ho fatto passi da gigante, infatti a quel punto mi sento ormai troppo “straniera” per rispettare i compromessi del business discografico, anche se non riesco a rifiutare gli ingaggi di mamma Rai e zia Mediaset, per suonare nelle orchestre femminili in tv… con il culo coperto però! Accetto per i soldi ma anche preoccupata di essere l’unica donna chitarrista esistente in tutta italia!

La Janis Joplin italiana!
Sicuramente Janis, anche se non suonava la chitarra, è stata una grande infleunza per me come per tutte le “donne rock” che conosco.
Mi ha dato il permesso di strillare quello che la rabbia mi impediva di modulare. Ma sono i pick up della telecaster a mandare in distorsione la mia voce, il suono della mia anima…
Anche il sound della band è fondamentale, i JJT, poi ribattezzati BLUES XS, sono stati come un’ esplosione! Quando trovi l’alchimia giusta i risultati sono imprevedibili..! Abbiamo iniziato con le cover della Joplin cercando di rimanere fedeli solo al feeling ed è uscito fuori un sound carico di energia ed ironia. Di bassisti ne abbiamo cambiati annualmente ma il nucleo centrale eravamo sempre noi, io, Luciano Gargiulo e Antonio Santirocco.
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L’aver collaborato con moltissimi musicisti in che modo influisce nel tuo stile?
Diciamo che è stata un arma a doppio taglio perché da una parte mi ha aperto ad orozzonti imprevedibili a volte dispersivi, dall’altra cambiare sempre band ha fortificato il mia individualità artistica.
Per questo ho deciso di imbarcarmi nel progetto solista “One Woman Band” suonando tantissimo in tutta italia, anche affiancandomi ad altri bluesman come Max De bernardi e la statunitense Gail Muldrow.
Anche la collaborazione con Massimo Nunzi, estroso trombettista-compositore della scena internazionale, che mi ospita in “Jazz istruzioni per l’uso” al Teatro Sistina trai grandi del jazz italiano, influenza l’idea del Blues 4tet , una nuova band caratterizzata dall’inserimento del contrabbasso, un suono più morbido che mette in evidenza certe sfumature della voce e del dobro.
E ancora i viaggi e incontri a Londra mi hanno suggerito l’inserimento dell’ukulele, strumento che suono spesso e molto volentieri ormai e che mi permette di divertirmi reinterpretando brani impensabili.

Ma secondo te c’entra qualcosa il blues con lo stornello romano?
Certo!..perchè il blues è verace e immediato, è il linguaggio delle taverne, scandito da un bicchiere di birra o uno scotch, è un’ebra accettazione gli scherzi della vita. Ma soprattutto è uno scambio diretto con il pubblico, in America lo percepisci appena metti un piede sullo stage.
Per questo ho sempre sentito l’esigenza di esprimere il mio blues anche nella mia lingua, magari non proprio in romanaccio!
Nel 2001 ho prodotto mini cd in italiano “Fatto a mano”scaturito dalla collaborazione con lo scrittore Rocco Fortunato, che doveva in realtà essere un album vero e proprio invece il caso ha voluto che le restanti canzoni confluissero nella susseguente collaborazione extra-musicale con l’attore-regista Francesco Apolloni per il monologo teatrale “Io senza gli altri” inscenato alla Sala Umberto di Roma e al festival del cinema Giffoni nel 2002.
Fondamentalmente ritengo che il blues non sia altro che una componente essenziale della mia musica che racchiude altre influenze importanti come il rock inglese. Infatti ho iniziato a suonare con le canzoni dei Beatles e poi sono passata quasi subito alla composizione, ancor prima di scoprire il blues.. con i miei fratelli condivido le mie più grandi passioni musicali, con cui sono cresciuta: Beatles, Genesis, Pink Floyd..

Ma cosa è successo con Paul McCartney?
Con Bianka (mia sorella cantante soul blues) da piccole eravamo delle vere e proprie beatlemaniache………….abbiamo vissuto delle esaltanti esperienze nella nostra adolescenza che si conservano ancora nella nostra affinità musicale, sono indelebili. Poi recentemente ci siamo accorte che la nostra adolescenza non è ancora finita!… e…sto scrivendo un libro sulla nostra storia..
Diciamo che ad un cero punto della nostra vita il nostro destino si incrocia con quello di Paul McCartney! Sì, avevamo un suo diario..incomodato d’uso!.. E glielo abbiamo restituito nel 2003 quando è venuto a Roma per il mega concerto al Colosseo. Lo avevamo trovato nel giardino della sua abitazione londinese nei primi anni 80.
Eravamo a Londra in vacanza con la nostra famiglia e siamo letteralmente scappate dall’albergo per andare a vedere le strisce pedonali di Abbey Road e se incontravamo qualcuno dei Beatles. La casa di Paul è proprio lì vicino e non c’era nessuno, per cui è stato un passo, abbiamo scavalcato e siamo entrate nel giardino, c’era un gazebo di vetro aperto siamo entrate , lì c’erano degli scatoloni pieni di roba e lì abbiamo trovato la fatidica agenda rossa. L’abbiamo presa come souvenir, a quei tempi non potevamo capite il valore dell’oggetto avevamo circa 12 e 13 anni, pensavamo che non dovesse servire più visto che era del 1970! Ma il 1970 era l’anno dello scioglimento dei Beatles e dentro c’erano scritte delle informazioni preziose da un punto di vista storico, si può dire che siamo state le prime tra i fans a scoprire il vero motivo dello scioglimento dei Beatles! Poi c’erano molte annotazioni di Linda la ex moglie di Paul scomparsa nel 1998 e c’erano dei fantastici disegni…
È vero quel diario ha un valore inestimabile e Paul, anche se ha scherzato chiamandoci Naughty Girls (monelle) quando ci siamo incontrati ci ha ringraziato tantissimo per averglielo restituito,
era un oggetto a cui teneva moltissimo, ci ha detto.
Il progetto “Naughty Girls-Sir Paul”, scaturito da questa esperienza, prodotto negli Abbey Road Studios a Londra, è stata una bella soddisfazione ed è piaciuto molto. E’ piaciuto anche a Ringo Starr che ci ha mandato un commento su YouTube! (www.naughtygirls.it)

Hai soddisfatto le tue aspettative?
Ho iniziato a suonare scrivendo canzoni , sono le mie fotografie dell’anima.. però i principali riconoscimenti li ho avuti come cantante e performer!
Probabilmente perché oggi è molto diffusa l’attitudine a celebrare la musica del passato piuttosto che proporre qualcosa di veramente nuovo, è così facile apparire con i nuovi mezzi di comunicazione, così come sparire…
Quindi senza volerlo ho trascurato qualcosa che per me ha un valore essenziale.
E’ ora il momento tirare fuori KIKKA e le sue “canzoni nel cassetto”, e renderle fruibili nel modo più liquido possibile!

Come le vedi le donne nel panorama musicale?
Mi sembra che abbiano più grinta rispetto agli uomini, forse perché si sono svegliate dopo, è ancora il nostro momento di rivalsa, abbiamo ancora molto da dire! Il mio consiglio alle musiciste è di lasciare i virtuosismi ai maschietti e di cercare di tirare fuori la femminilità che è veramente la nostra arma di creatività.

Parlaci delle tue chitarre..
Ma certo!.. sono le mie migliori amiche, ne ho sette e le chiamo per nome: 1.Sally, la bionda Fender telecaster, 2. Sandra, la new entry startocaster Relic 60 verde mare, 3. Rossy, la resofonica elettrica di liuteria artigianale (Gargiulo Guitars), 4. Bianca, la Epiphone color avorio modello casino semiacustica, 5. Marta la martin D 28 ,6. Debora la Dobro (resofonica acustica) new entry: 7.Gabriele l’ ukulele, ne ho due , il soprano di legno e l’altro di metallo n. 8 si chiama Ugo! Grazie ciaooooo!